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PATRON di ELSA TRENTO

 

Nell’Aprile 2011 il professor Rodolfo Sacco ha accettato di diventare il patron di ELSA Trento. Questo grande onore sottolinea ancora una volta la qualità del lavoro della nostra sezione e deve essere un grande motivo di orgoglio per tutti i membri della nostra associazione!

Rodolfo Sacco è professore ordinario di Diritto Civile presso l’Università di Torino, dove insegna anche Antropologia Giuridica. E’ membro dell’Accademia dei Lincei e uno dei più grandi giuristi comparatisti italiani al mondo.
Inoltre è co-autore  del manifesto sulla comparazione giuridica noto come “le tesi di Trento”, al quale la nostra facoltà si è sempre ispirata.

Vi riportiamo l’intervista fatta da Stefano Penasa (ex Segretario Generale ELSA Trento) in occasione della sua prima visita a Trento nel Marzo 2009, per tenere anche a Trento un corso si Antropologia Giuridica.

- Come è nato il suo interesse all’antropologia giuridica?

E’ nato dallo studio del diritto africano: studiandolo ho visto bene la componente tradizionale del diritto. Un diritto che ha formazione spontanea, non ha alle spalle nessun potere costituito che lo abbia creato o che ne garantisca l’applicazione, non c’è una trasmissione del sapere giuridico, operato nella società rimasta legata ai modelli di vita tradizionali. Io mi sono soffermato su questa componente tradizionale, proprio di una società del tipo studiato tradizionalmente dagli antropologi. La nascita del mio interesse per l’antropologia coincide con la presa di coscienza che questo diritto africano tradizionale, con cui io avevo avuto contatti in Somalia, è quel tipo di diritto
di cui si occupano gli antropologi.

- Lei ha fatto cenno al fatto che l’antropologia può essere molto utile alla comparazione giuridica, può dirci qualcosa di più in merito?

La comparazione tende ad autolimitare il proprio oggetto. Secondo alcuni comparatisti, da cui io mi sento molto lontano, non sarebbero comparabili addirittura i sistemi romanisti con quelli di common law. Se ciò fosse vero, allora non sarebbero comparabili quelli europei e americani, con lo strato tradizionale del diritto africano. Io non lo credo. Io non credo a queste incomparabilità. La comparazione può esserci tra cose estremamente simili, e allora si parlerà di microcomparazione, ma si possono prendere ad oggetto figure estremamente diverse. Ci sono di tante situazioni di cui il comparatista non si occupa. Non si occupa dei fenomeni di pluralismo, cioè tutti i diritti sommersi, che “vivacchiano” nelle favelas dell’America latina, o del diritto di popolazioni precolombiane in Canada, si trascura quello che avviene in Australia.
In generale la comparazione si occupa prevalentemente del diritto garantito dallo Stato, e molto meno nei riguardi di tutte quelle altre forme giuridiche che non sono direttamente gestite dallo Stato. Quando la comparazione giuridica vorrà completare l’adempimento della propria funzione, e vorrà occuparsi veramente di tutti i sistemi esistenti, dovrà cercare anche questi diritti, e la scienza che offrirà alla comparazione tutti i dati di cui la comparazione avrà bisogno per assolvere questo suo compito, è l’antropologia.
L’antropologo insomma esplora aree da cui fino ad oggi il comparatista si è tenuto lontano.

- In quali contesti accademici si studia oggi l’antropologia giuridica?

Intanto bisogna cominciare con l’osservare che in Italia l’antropologia culturale è poco considerata come elemento necessario nella formazione culturale del laureato, e lo stesso vale per quel particolare spicchio dell’antropologia culturale che è l’antropologia giuridica. In altri paesi europei non è così.
Io credo che si arriverà ad un momento in cui in tutte le facoltà di diritto in Italia si insegnerà un po’ di antropologia giuridica, se la tendenza resterà quella di creare un giurista colto, può darsi che l’antropologia giuridica diventi una materia necessaria come lo è già diventata la comparazione giuridica.

- Come può questa materia arricchire il bagaglio di studi di uno studente di diritto comparato?

Lo studente di diritto comparato può amare la comparazione perché gli dà accesso al diritto straniero e può darsi che il motivo per cui lui vuole questo accesso sia un motivo pratico immediato. Questo studente può anche interessarsi poco all’antropologia. Però, lo studente che ama la comparazione perché si accorge della povertà di un sapere che si indirizzi ad un unico ordinamento giuridico, visto in un unico periodo di tempo, sentirà il bisogno di guardare ad altri sistemi simili a quelli che ha sotto gli occhi. Nel momento in cui allargherà il suo sguardo però sentirà sempre di più il bisogno di continuare ad occuparsi di altri sistemi anche se distano maggiormente dal sistema da cui è partito. Lo studente di diritto comparato, come quello di antropologia giuridica, deve essere curioso, la curiosità è imprescindibile: è
la molla che ci spinge a conoscere.

- Come si approfondisce lo studio di una materia come l’antropologia giuridica?

Si può rispondere per l’antropologia come per molte altre scienze: leggendo e cercando di fare esperienza. In Italia non abbiamo una letteratura molto ricca, bisogna far capo agli stranieri. Questo è vero per l’antropologia ed è vero per tanti altri rami del sapere. L’inglese naturalmente è preziosissimo, ma la lingua francese è una lingua chiave per l’antropologia. Sapendo un paio di lingue ecco che uno si impadronisce della maggior parte della letteratura; se ne ha la possibilità cerca anche di fare esperienze sul campo, cerca di avvicinare popolazioni molto diverse dalle nostre per vedere come ragionano, come si muovono, come sono condizionate.

- Lei crede che ci siano attualmente in Italia i mezzi, le opportunità per uno studente che voglia approfondire le sue conoscenze di antropologia giuridica?

Io credo che questa possibilità esista oggi e che non sia mai esistita prima d’oggi.
Oggi ci sono possibilità che un tempo non esistevano. Si possono effettuare scambi culturali per andare Londra e Parigi, che sono due luoghi eccellenti per avvicinare le menti che più brillano in questo settore, oggi c’è la possibilità di recarsi anche nei continenti più diversi dal nostro: in Africa, in America latina, in Asia.
Non esiste un unico modo per formarsi e diventare antropologo giurista, ne esistono 2, o forse 5, o forse 10. Si può partire dalle letture e rimanere alle letture, oppure poi attivarsi e cercare delle possibilità di fare ricerche sul campo. Certo in questo caso è bene avere dei contatti con persone esperte che ci dicano anche quali sono i rischi a cui ci sottoponiamo. Non è una cosa da fare improvvisandola o privandosi del consiglio di chi ha più esperienza di noi. Si deve approfittare di quelle facoltà e collegi universitari che sorgono molto vicini ai luoghi dove fioriscono quei fenomeni giuridici di cui si occupa più volentieri l’antropologo.